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design e cultura quotidiana

Figli, amici, concorsi

Beppe Chia
Presidente AIAP


Riprendo una storiella comparsa tra i vari commenti (concorso per Siracusa n.d.r.) perché ritengo sia paradigmatica della questione dei concorsi e gare e del modo con il quale li si possa affrontare.
"Un suo amico lavora per un'azienda che ha ricevuto l'incarico di organizzare un concorso pubblico presso un ministero. Casualmente quel suo amico si ritrova nella commissione esaminatrice. Al concorso partecipano suo figlio e il figlio di quel suo amico. Casualmente il figlio di quel suo amico vince il concorso, mentre suo figlio, che magari ha svolto delle prove impeccabili, viene escluso. Lei cosa penserebbe?" In questa breve parabola ci sono una serie di conclusioni tirate che ne viziano la lettura ma soprattutto svelano un atteggiamento a priori di sfiducia, di colpevolezza, di scontro, di rammarico, di negatività comune a molti dei post comparsi in rete in questi giorni... Questo spirito, questa cultura del sospetto e quanto di più deleterio possiamo incontrare ed è quanto l'AIAP sta cercando di modificare assistendo, coadiuvando, stimolando tutti coloro che intendono utilizzare il difficile e rischioso strumento del concorso.

Provo ad analizzarne i passi significativi:
"[...] Casualmente il figlio di quel suo amico vince il concorso...". Questo "casualmente" è posto a priori, è una conclusione tratta: non si riconosce l'autorità della giuria, mal si sopporta di esser giudicati. Se si decide di partecipare ad un concorso bisogna riconoscere alla giuria la sua autorità sia che sia fatta di grafici, di studiosi o di amministrativi. Se questa autorità non viene riconosciuta semplicemente non si deve partecipare e sarebbe utile segnalarlo all'AIAP che provederà ad inoltrare (come sta facendo da tempo) una protesta formale. Se la maggior parte dei concorsi pubblici e privati andassero deserti gli estensori sarebbero costretti ad una qualche riflessione in merito. Quel "casualmente" denota quindi un primo atteggiamento sbagliato che si è profondamente radicato nel nostro modo di sentire la nostra professione... possiamo trovare tutte le giustificazioni che vogliamo nelle pratiche corrotte del passato ma non possiamo con quella lente leggere il presente e pensare il futuro.

"[...] mentre suo figlio, che magari ha svolto delle prove impeccabili..." Che sia il suo papà a riconoscere "impeccabile" il lavoro del proprio figliolo è legittimo ma anche in questo ci si sostituisce al lavoro della giuria. Potremmo aprire discussioni, analisi, studi e discuterne approfondendo il quadro delle letture e interpretazioni possibili. Si tratta di un lavoro di crescita e consapevolezza della professione che AIAP suggerisce e incentiva sempre, lo stiamo facendo per Siracusa, Torino World design Capital... ma questo non ha nessun rapporto con il lavoro dei giurati.

"[...] Lei cosa penserebbe?..." La domanda è retorica, e se si accettano e danno per scontato gli a-priori descritti sopra il risultato del pensare non può che essere sospetto, disgusto, rabbia, ingiustizia.

Provo ora a riscrivere la storiella ripulendola dalle conclusioni tratte a priori, forse vi farà sorridere per l'ingenuità ma vi prego di restare con quel sorriso sospeso e rifletterci un attimo sopra.

"Un suo amico lavora per un'azienda che ha ricevuto l'incarico di organizzare un concorso pubblico presso un ministero. Un'ottima occasione per costruire un percorso di progetto alternativo agli incarichi diretti. Quel suo amico si ritrova nella commissione esaminatrice con lo scopo di mantenere una linea di continuità tra il bando e giurati. Al concorso partecipano suo figlio e il figlio di quel suo amico e tanti altri giovani professionisti. Il figlio del suo amico vince il concorso, mentre suo figlio, viene escluso. Lei cosa penserebbe?"

Comparteciperei alla gioia del mio amico. Mi congratulo per il lavoro svolto sia nella organizzazione che nella giuria. Gli chiederei quali sono le motivazioni della scelta. Mi complimenterei con suo figlio e inviterei mio figlio a studiare con quali elementi la giuria e stata convinta e a fare una lettura confronto del suo lavoro.

Inserito da ra.des | 03.01.08 | (13) | Concorsi | stampa |




commenti:

  Beppe Chia, una curiosità, ma a Massimo Vignelli è stato pagato il volo da New York e ha ricevuto un conpenso quale membro della giuria per Siracusa ?

Alessandro Segalini il 03 gen 08 alle 02:08

  Pardon, "compenso".

Alessandro Segalini il 03 gen 08 alle 02:10

  Perfetto, non fa una piega!

Soltanto due considerazioni:

1) Anche gli intenti della loggia P2 erano "altissimi e purissimi!"...sappiamo come è andata a finire. Anche i camorristi si definiscono "imprenditori" (mica mafiosi), e in nome delle logiche imprenditoriali si perpetrano omicidi, delitti, smaltimento illegale di rifiuti tossici, etc. etc.

2) Non credo che si sarebbe acceso questo dibattito se il logo vincitore non avesse avuto le pecche e le carenze enormi evidenziate da professionisti di tutto rispetto, anche su altri forum, che non hanno neanche partecipato al concorso.

Anche la persona più pulita è portata a pensar "male"!

Ma non ce ne vogliate, siamo grafichetti da niente e la figura che abbiamo fatto con gli amici spagnoli e francesi è degna di una evidente voglia di cambiare le cose. Per carità, sono solo gli italiani populisti e piccini a pensar male...

ad majora

alberto il 03 gen 08 alle 08:03

  Seguo questa vicenda dall'inizio e la trovo molto divertente.
E' stato pubblicato un bando per la realizzazione di un marchio per la citta' di Siracusa.
Io leggo sempre socialdesignzine lo vedo e penso, lo faccio...no...non lo faccio.
Non lo faccio per il semplicissimo motivo che non faccio concorsi.
Meglio...non riesco proprio a farli.
Sento la pressione del giudizio e mi pesa fino a non farmi lavorare bene...col cliente no e diverso, ma i concorsi non ci riesco proprio.
15 anni fa mi piaceva fare graffiti e partecipai ad un concorso per la realizzazione di murales e mi venne dato il quarto premio (non previsto dalla gara) e dopo la consegna del premio mi sento apostrofare da un concorrente che fa' abbiamo scelto anche il tuo perche' era interessante...abbiamo...come abbiamo?
10 anni fa lavoravo gia come grafico e per gioco partecipo ad un concorso che ha come tema la realizzazione di un'immaggine contro il razzismo per una maglietta di un circolo di rifondazione comunista, una roba piccolissima.
Disegnai una roba che se la guardavi non potevi non ridere era fortissima...ridevamo per ore a guardarla.
Niente... vinse una giovine che presento' dei grafismi mooolto ricercati ma per carita' assolutamente non attinenti al tema del concorso.
Quindi con questo dico: perche' lamentarsi dell'esito di un concorso se si e' stati così gonzi da parteciparvi.
Non so se la mia posizione sia ammissibile o corretta ma e' la mia.
Vi piace fare grafica...fatela, volete fare simpatici loghi e poi pretendete di vincere soldoni per questo...uhm.
Mettetevi in macchina e cominciate a bussare a tutte le porte delle attivita' commerciali della via principale del vostro paese domandando " vuoi un logo che risollevi le sorti del tuo commercio" e via così...non i concorsi. I concorsi sono per i partecipanti. Meglio essere i protagonisti :)

ps Il logo non e' malaccio

unpirlachenonfaconcorsinonsiiscriveadassociazionidicategoriaechevivepureall'estero

armando il 03 gen 08 alle 12:13

  Le parole di Alberto nel suo commento sono caratterizzate da un tono forse un po' troppo acceso, e la qual cosa non favorisce molto la conversazione, la appesantisce con sentimenti che mal si addicono a un confronto reale, e magari sevono più che altro a ribadire a se stessi le proprie posizioni. Detto questo, il senso delle parole di Alberto è più che condivisibile.
Con tutto il rispetto per Beppe Chia - e non è una formula questa, il suo operato professionale e accademico/culturale è encomiabile - ritengo che il suo intervento sia inappropriato.
In un Paese onesto, francamente, controllori e controllati non dovrebbero andare fuori a cena, per usare una metafora. La questione è molto semplice: se il babbo di quel figliolo è nella commssione, il suo figliolo non parteciperà a quel concorso. E la cosa mi sembra talmente ovvia, che porsi il problema mi sembra abbastanza da "italiani piccini e populisti". Il sospetto e il dubbio non devono aver ragione di esistere proprio per le condizioni in cui è posta la commisione, e non basandosi sulla probità dei suoi commissari. Capisco che queste affermazioni possano sembrare imbarazzanti in alcuni casi, ma se l'esempio ipotetico si divenisse concreto, il conflitto di interesse sarebbe davvero dietro l'angolo. A questo punto, meglio una scelta trasparente con un incarico a uno studio di fiducia, con segnalazione evidente di quanti denari pubblici sono stati investite e a che fine...
Una piccola postilla all'esempio: i due padri si conoscono e sono amici, i loro figli lavorano nello stesso ambito professionale: è interessante notare come, anche nell'esempio proposto, la professione risenta lievemente di una certa tradizione paternalistico-clientelare...
Concluse queste piccolezze di esempi e metafore, vorrei spendere due parole sul concorso in esame.
Non vorrei sbagliarmi, ma il concorso escludeva parenti fino al terzo grado, e prevedeva lavori anonimi.
Pensare che un progettista professionista, solo perché appartenente all'AIAP non patecipi sarebbe insano.
Più interessante sarebbe conoscere le motivazioni dei giurati e verificare quanto le norme formalmente dichiarate del concorso siano state rispettate. Non per cultura del sospetto, ma per cultura della legalità: in un paese civile, ricordiamolo, i poteri devono essere distinti e ognuno deve esercitare controllo sugli altri. Questa semplice regola determina in modo molto evidente il grado di democrazia, soprattutto nella vita quotidiana, poichè è nel quotidiano che viviamo, non nelle occasioni festive...

PS. Da studente, osservare questa atmosfera che ancora oggi è riproposta nel nostro paese mi rammarica profondamente. La speranza di non dover emigrare per poter cercare trasparenza, democrazia, e sostenibilità sembra affievolirsi giorno per giorno.

PPS Complimenti a Gianni Sinni per la vincita del concorso.

no_ID_sign il 03 gen 08 alle 12:17

  Ho partecipato al concorso e purtroppo il mio logo non è stato selezionato.
E' la prima volta che partecipo ad un concorso, è stao emozionante mettersi alla prova in questo modo.

Ho seguito il diattito, mi è sembrato tutto esagerato e frutto del malcontento di chi voleva essere al posto di Sinni.
Se Sinni ha vinto, un motivo ci sarà, forse sarebbe meglio prendere questa occasione per imparare cose nuove o verificare i limiti del proprio progetto.
Spero ci siano nuove occasioni come questa.

Marzia Bianchi il 03 gen 08 alle 12:39

  Salve, forse non ci siamo capiti, o forse ho capito male io, il Lavoro del Sig. Sinni ( che a me personalemnte non dispiace tant'è che ho mandato una mail alla segreteria aiap per complimentrami) sembra peccare in alcuni punti, ad esempio rimpiccioledno il logo si perde l'identità visiva, i delfini non sono piu delfini, la lettera U di Siracusa sembra essere (a tutte le distanza) una Y, si fa fatica a leggere Siracusa, il logo non riporta direttamente a comprendere che si sta parlando della città...

Se poi ci mettiamo che Sinni conosce e collabora ( cosi mi è parso di capire) con i giurati per moptivi di lavoro e di associazione, è questo che scatena le proteste.. mi spiego meglio i due eventi in se presi da soli e isolati avrebbero creato malcontento, insieme creano bufera, non dimentichiamoci che AIAP per Informagiovani è stata criticata, io stesso vidi delle anomalia, la bizzaria che una font particolare fosse finalista, andai a ritrovare la stessa font che fu utilizzata da un giurato una 10 di anni prima per una biennale... insomma un piccolo sospetto di professore alunno a me è venuta.. ma poteva anche trattarsi solamente di furbizia diu un partecipante che si è andato a studiare i giurati...perche sapeva chi erano... io non ho mai saputo chi fossero i giurati... prima di consegnare un lavoro.

per il resto. il vincitore è Gianni Sinni. fino a prova contraria.

fabiopietrobono il 03 gen 08 alle 14:21

  e poi tacciero per sempre sopra questa questione.

ho trovato un intervista falla al sig. Piazza:
" Poi naturalmente viene la forma, che non è irrilevante o secondaria. Ma senza la sostanza, la forma non serve a nulla. Il progetto vincente ha in tutto ciò la sua debolezza. Il suo non essere sintesi, la sua incapacità a rendere i sapori, i valori, i difetti, i colori dell’essere Italia. La lettura del marchio è un percorso meccanico, dove ogni passo viene giustificato per sorreggere il seguente. Ma una “i” bodoniana con un pallino colorato è lontana mille miglia dalla purezza ideale del bello di Bodoni o di Canova. E la bellezza non è una nostra dote?..."

se volete leggerla tutta... http://www.designerblog.it/...iazza

ora mi domando se questi criteri siano o sono stati apllicati al lavoro del Sig. Sinni.
no c'è forse da pensare che la u si legge come y e un sole e due delfini non fanno Siracusa?

fabiopietrobono il 03 gen 08 alle 14:58

  1_ dubitare del Sig. Vignelli dovrebbe significare una perdita di fede tale da portarti a cambiare lavoro...
2_ il logo vincente sarebbe stato adatto ad una copertina dei Simple Minds circa 20 anni fa, inutile ripeterne le abbondanti e corrette analisi
3_ inizio a dubitare quantomeno delle capacità di giudizio del Sig.Vignelli
4_ visionando tutte le proposte su SDZ quella vincente è tranquillamente nella media
5_ che la disperazione abbia colto il Sig. Vignelli?

rugantino il 03 gen 08 alle 17:24

  Da studente ho seguito un seminario di Massimo Vignelli al Politecnico di Milano, che tempi, ma vi ricordate l'Aula Quarta ?

Alessandro Segalini il 03 gen 08 alle 20:47

  xxxxxx

corrado il 11 gen 08 alle 17:27

  tratto dal giornale "Libertà" Martedì(08.01.2008) articolo firmato Corrado Cartia.
Molto simili i delfini del vincitore del concorso "Un logo per Siracusa" a quelli del noto club
IL NUOVO SIMBOLO DI SIRACUSA?
Ce l'ha già il Club degli amici.......
"La città di Siracusa e il noto Club degli amici di contrada Spalla di Siracusa, potrebbe avere un logo ispirato entrambi, ai famosi delfini delle monete siracusane!
E' quanto emerge confrontandoli:mentre però l'autore dei "delfini"del Club degli amici, la fotografa Tiziana Blanco ,lo ha creato nel 1999,quando il Club inaugurò la nuova sede,l'autore dei "delfini" del Comune di Siracusa,Gianni Sinni,lo ha ideato recentemente, partecipando al concorso bandito appositamente dall'Amministrazione Comunale di Siracusa che lo premierà il 18 gennaio con ben 15.000 euro,durante una manifestazione già annunciata dall'ufficio stampa di via Minerva! Tralasciando le polemiche che già si stanno riscontrando sulle regolarità dello stesso concorso,di cui le cronache locali si sono interessate, val la pena suggerrire di rivedere lo stesso concorso onde dare alla città di Siracusa un logo che non dia adito a paragoni,anche se in perfetta buona fede,nulla togliendo all'ideatore vincitore che,propabilmente non conosceva il simbolo di Tiziana Blanco.Viene però da chiedersi come mai il Sindaco e alcuni Assessori siracusani che conoscono e frequentano,anche saltuariamente il Club degli amici,non siano stati folgorati dalla sfacciata somiglianza, seppure del tutto occasionale,dei due loghi.
I "delfini" delle monete sono simili a quelli delle medaglie aretusee coniate dall'orafo Siracusano Cassone(vedi la rivista I SIRACUSANI - Bimestrale di storia,arte e tradizioni del territorio siracusano - anno XI n.60 Maggio-Agosto 2006 - pag.30.

Corrado il 11 gen 08 alle 19:23

  si può vedere questo benedetto logo del club degli amici di contrada Spalla di Siracusa?

Adrian F. il 18 gen 08 alle 20:34

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