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design e cultura quotidiana

Seminare il radicchio

“Gennaio ovaio. Dopo un periodo di stasi le galline ricominciano a deporre le uova. Siamo in piena ‘Lunazione del sonno’ nella quale tutte le attività vitali della natura sono in letargo. Si esegue la prima concimazione dei cereali in copertura con nitrato ammonico 26-27. Se le condizioni atmosferiche sono avverse ai lavori campestri si approfitti per riordinare i locali e revisionare arnesi, macchine e attrezzature." È questo l’incipit del mese di Gennaio in quello che è forse il più famoso lunario d’Italia: il Sesto Cajo Baccelli. Famoso non solo per bizzarrie o motti celebri, o anche barzellette di gusto dubbio, ma soprattutto perché nel corso dei decenni e dei secoli (prima edizione conosciuta nel 1849) è stata una guida sicura e confortante per i lavori della campagna e ancor oggi, che l’agricoltura sembra in irreversibile crisi di credibilità, continua a dispensare consigli spiccioli su come e quando coltivar radicchio e fagiolini, su quali concimi adoperare, su cosa bisogna fare per tenere sempre a posto il proprio orto.
Tanto è vero che il lunario gode di un ineasusto successo, con la sua veste tipografica poverissima (ormai 'finta', bisogna dire, visto che lo stampa l’editore Giunti in normalissimo offset), i disegnini, finalini e testatine tradizionali, le rime ammiccanti e popolaresche, i santi dell’anno, le fasi della luna, gli oroscopi, il calendario delle fiere e dei mercati.

Ma chi era il Sesto Cajo che dà il suo nome al lunario?
Sesto Cajo Baccelli, conosciuto anche popolarmente come "lo Strolago di Brozzi" fu un cabalista ed astrologo vissuto, pare, intorno al 1600. Nacque e visse nell'attuale Via di Brozzi, alla periferia di Firenze ed era nipote del celebre astrologo Rutilio Benincasa, vissuto dal 1555 al 1626.
Del Baccelli si sa poco e la fama che si tramanda è scientificamente discutibile.
“Essere come lo strolago di Brozzi, che riconosceva i pruni al tatto e la merda al puzzo”, recitava un motto popolare del fiorentino ed era, questo, indice di non eccelsa fiducia sulle effettive capacità divinatorie del personaggio.

La prima edizione del Lunario conosciuta  (ma certo era diffuso anche negli anni precedenti), è quella per l’anno 1849 “… dell’insigne astronomo, filosofo e matematico Sesto Cajo Baccelli, il vero rampollo dell’estinto Cajo Baccelli, con le sestine del dottor Antonio Guadagnoli, Firenze 1849. Presso Giuseppe Formigli, in Condotta all’insegna dell’Arcangelo Raffaello”.

Le sestine del dottor Guadagnoli furono sostituite, di anno in anno, con un componimento a mezza via tra il profetico e il popolare, dal gusto semplice (spesso qualunquistico) e dalla rima zoppicante.

“… eppure ce n’è gente benestante
che c’ha la barca a Capri o Portofino
ma questi, oltretutto, fra le tante,
non pagan tasse… giocando a nascondino!
Comunque passan tutti da signori
E fan la vita da grandi evasori.


Comunque: “… Dicembre è il mese del solstizio d’inverno e il chiarore della Luna nelle rigide notti invernali influirà in modo positivo sulla crescita delle piante nella prossima annata.”
Cosa si potrebbe voler sapere di più?

Inserito da ra.des | 08.01.08 | (0) | Grafica popolare | stampa |




 
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