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Farinella a Putignano

"... la “farinella” è un antico cibo della civiltà contadina pugliese, uno sfarinato di ceci ed orzo abbrustoliti particolarmente gustoso, che si usa mescolare a sughi ed intingoli, o accompagnato ai fichi appena raccolti oppure come farina per alcuni particolari tipi di dolce".
Farinella è anche il nome della maschera eponima (oggi si direbbe il testimonial) del Carnevale di Putignano, uno dei più antichi e famosi d'Italia. E a simiglianza della maschera viareggina di Burlamacco, che fu disegnata da Uberto Bonetti, anche Farinella, agli inizi degli anni Cinquanta, fu disegnata da un grafico, allora giovanissimo, destinato ad una grande carriera 'milanese' all'interno della cultura italiana del progetto: Mimmo Castellano. Il Carnevale di Putignano ha origini antiche. Qualcuno lo rimanda addirittura al 1395, quando furono traslate in paese le ossa di santo Stefano protomartire. Naturalmente si trattava di una delle feste ancora derivate dalle tradizioni pagane delle campagne, profondamente legate ai riti della fertilità della terra e ai cicli delle stagioni.
Di quelle ancestralità si ricordano ancor oggi i “Giovedi” che, a partire dal 17 gennaio, giorno di sant’Antonio Abate, sono dedicati, di settimana in settimana, ai Monsignori, ai Preti ( i Privt), ai Vedovi (i  cattev)), ai Pazzi ( i giovani non sposati, “vacantej), alle Donne Sposate (i Femmn accasat), ai Cornuti (uomini sposati – il Giovedì Grasso). Il due febbraio poi, giorno della Candelora, ricorre la cosiddetta Festa dell’Orso quando, secondo la tradizione popolare, a seconda del tempo, si può celebrare la fine dell’inverno.

“Ci chiuev a Cann’luer u virn je fu’r”
perché
“l’ors nan s’ fasc u pagghiar”

(Se piove alla Candelora l’Inverno è fuori perché l’orso non costruisce il suo riparo – Non potendo costruire il riparo a causa della pioggia, l’orso non potrà dormire, quindi significa che l’inverno è finito).

La tradizione recente del Carnevale di Putignano, risalente comunque ai primi del novecento è quella dei carri allegorici e della cartapesta e la festa ebbe il suo maggiore impulso, e quindi la costruzione di una tradizione solida, negli anni trenta del secolo scorso.

Abbiamo accennato, all’inizio, alla maschera tradizionale di Putignano, Farinella, e al suo, allora giovanissimo, disegnatore. A Mimmo Castellano abbiamo chiesto una nota su quegli anni, su quella festa, sul quel modo di lavorare: la riportiamo di seguito.

Io e Farinella

Mimmo Castellano

Lavoravo part time nel pomeriggio presso la più grande tipografia di Bari che era la ditta Favia, specializzata in santini e calendari religiosi. Una volta mi toccò fare, tra l'altro, un calendario che illustrava i 13 miracoli di S. Antonio.
La figura del grafico non esisteva e il riferimento per il committente era la tipografia.
Allora non esisteva nemmeno la parola "grafico", almeno nel Sud, anche se al nord cominciava a delinearsi la professione con l'importazione degli svizzeri nello studio Boggeri. Eravamo agli inizi degli anni '50.

Da Favia si presentò il comm. Elefante, presidente del Carnevale di Putignano, allora molto in auge, abbinato persino alla lotteria di capodanno, lanciata dalla novella Rai che era in effetti il centro propulsore della cultura nel paese. Voleva un manifesto a colori, grande e prestigioso per la manifestazione. Ci sedemmo intorno ad un tavolo e cominciammo un briefing, come si dice ora, ma non lo sapevamo. Esisteva una maschera tipica del carnevale: Farinella, ma dalla descrizione del commendatore risultava una specie di ubriacone sbrindellato senza caratteristiche particolari se non la miseria.

Mi immaginai invece una fusione tra la maschera di arlecchino e un Jolly, con il suo cappello a tre punte e i campanelli, di comune con la maschera descrittami c'era solo il volto rubizzo e il naso rosso.
La mia idea comunque piacque nonostante lo stravolgimento etnico praticato.

Si fecero dei manifesti 100x140, ed allora era un'impresa, perchè questa tipografia stampava allora in litografia. Non quadricromia, già diffusissima in tutto il paese ma non nel Sud, ma questo è un altro discorso.
Litografia vuol dire una lastra di pietra 100x140 per uno spessore di 10 centimetri per ogni colore: itecnici individuarono ventiquattro colori, per cui, quelli che oggi chiameremmo impianti, erano rappresentati da un volume di pietre (24) dall'altezza di due metri e quaranta!

Dopo un tempo pressochè enorme, quasi mezzo secolo, in uno dei miei ritorni periodici al Sud ebbi la sorpresa di vedere il manifesto del Carnevale nella sua evoluzione attraverso il tempo. Aveva innanzi tutto cambiato paternità, l'attuale padre risultava un certo signor Armando Genco e avevano tentato di portare la figura originale in 3D insieme ad una grafica paesana e confusa.

Essendo ormai un signore con molto tempo a disposizione, parafrasi elegante in political correct per definire un professionista disoccupato, in onore alla definizione del mio laboratorio (sul mio biglietto il mio attuale lavoro è descritto come: "Laboratorio di comunicazione dell'immagine". La grafica , il design, la fotografia e l'archigrafica nelle attuali concezioni di progettazione digitale) mi divertii a ridisegnare il manifesto, innanzi tutto per rendere il messaggio leggibile rispetto alla confusione della versione attuale e quindi rivisitare questo mio primo personaggio giovanile alla luce delle nuove tecniche che oggi abbiamo disponibili.

Tentai anche di riallacciare gli antichi fili con i nuovi amministratori, ma di commendatori Elefante al Sud non se ne fabbricano più.

Inserito da ra.des | 25.01.08 | (2) | Grafica popolare | stampa |




commenti:

  Gentile Redazione,
ho letto l’articolo “Farinella a Putignano” che riporta una nota di Mimmo Castellano relativa alla nascita “grafica” di Farinella, maschera tipica del carnevale di Putignano. Testimonianza di un grande artista che ha dato corpo all’immaginario personaggio rappresentativo di una tradizione carnascialesca pluricentenaria.
Ma, con l’ossequiosa riverenza verso un maestro, ritengo di dover chiarire alcuni dei passaggi citati. Partendo dalla paternità che nessuno ha mai messo in dubbio ad iniziare dal citato “signor Armando Genco”, avendone conosciuto, quale figlio, il pensiero ed il rispetto verso il lavoro degli altri.
Una lettura distratta o forse la mancata possibilità d’approfondimento, fanno pensare al “noto signor Mimmo Castellano” che uno sconosciuto artista da strapazzo s’è appropriato della sua creazione.
Nulla di tutto ciò. L’attribuzione è relativa all’opera in cartapesta, realizzata nella seconda metà degli anni ’70 quale parte di un carro allegorico ed in seguito donata al Comune di Putignano da un “certo signor Armando Genco”.
Il citato “sconosciuto signore” (scomparso nel 1988 a soli 59 anni) ha segnato la storia del carnevale di Putignano per oltre un trentennio. Un carnevale che deve molto della sua fama alle realizzazioni in cartapesta ed ai carri allegorici da lui creati introducendo innovazioni tecniche ma soprattutto stilistiche che hanno reso le sue opere inconfondibili e punto di riferimento per i maestri cartapestai odierni.
Un maestro, nel suo piccolo, che ha meritato il rispetto, il riconoscimento ed il ricordo del suo lavoro da parte della comunità.
In merito alla osservazione che “di commendatori Elefante non se ne fabbricano più” avrei qualche dubbio ed invito Mimmo Castellano a contattare l’attuale amministrazione comunale che sarà ben lieta di accoglierlo, impostare un percorso di rivisitazione della maschera di Farinella e nell’occasione promuovere una sua mostra sul tema.
Un cordiale saluto.

Giuseppe Genco
Assessore alla Cultura
Comune di Putignano (Bari)

Giuseppe Genco il 28 gen 08 alle 09:08

  spettabile redazione, con profonda emozione e stupore leggo il vostro articolo sul grafico Mimmo Castellano. sono Dino Parrotta, regista della Compagnia Primo Teatro di Putignano, dal 2002 ho iniziato un percorso di ricerca e valorizzazione della maschera di Farinella. nel 2005 ho realizzato uno spettacolo al fine di dar vita ad un personaggio che fino a quel momento era un disegno. Per quelle che sono le mie informazioni storico culturali della tradizione carnascialesca di Putignano, ritengo che il disegno di Castellano abbia sintetizzato ottimamente lo spirtio, l'essenza, la forza del nostro carnevale. Ho incontrato infinite difficoltà, tra cui l'assessore Genco, il quale ora mi stupisce di affermare il suo interesse. Ho visto la mostra del Castellano a Bari nel 2005, a Putignano non lo sapeva nessuno!!! e dico nessuno. Ho cercato per molto tempo di entrare in contatto con il Maestro, ma sono un attore e non un politico....
sarei felicissimo e infinitamente grato, se la vostra redazione potesse aiutarmi a colmare i vuoti della mia ricerca.
cordiali saluti,
Dino Parrotta

www.primoteatro.it

dino parrotta il 23 feb 08 alle 20:51

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Manifesto disegnato da Mimmo Castellano nel 1953. Sotto, il giovane Castellano al suo tavolo di lavoro, i rifacimenti dovuti ad altra mano negli anni '90 e l'ultimo manifesto (1999) disegnato da Castellano con un naturale 'aggiornamento stilistico'.  

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