home
design e cultura quotidiana

Tapiri a Carnevale

Anche se le radici appaiono antichissime, nella storia e nell’immaginario, la tradizione del Carnevale di Venezia, uno dei più famosi al mondo, si riallaccia solo in anni recenti, con il Carnevale del Teatro, voluto dalla Biennale alla fine degli anni ’70 del secolo scorso e diretto allora, con un successo di pubblico esagerato e formidabile, da Maurizio Scaparro. L’immagine del Carnevale di Venezia resta comunque legata (anche se si parla di documenti che lo attestano fin dal 1094) al settecento di Carlo Goldoni, di Arlecchino e Pantalon dei Bisognosi, delle bautte, delle damine incipriate e dei cicisbei. E delle feste private nei palazzi veneziani e di quelle pubbliche nelle calli e nei campielli. Carnevale malinconico e struggente, se mai ce ne fu uno, misurato e decadente.

Il Carnevale di Venezia non ha una maschera eponima, come Viareggio o Putignano; si nutre dell’immaginario goldoniano e, in anni recenti, ha affidato il compito di veicolare e render ricca la sua immagine ai manifesti che, all’inizio soprattutto degli anni ’80, venivano realizzati dai grafici veneziani e attaccati sui muri e le cantonate di una delle poche città al mondo dove la gente, per definizione, cammina e quindi può utilizzare, leggere e gioire di quei segni e di quelle immagini.

Grafici veneziani, abbiamo detto. Mica tanto, se è vero che quella Biennale del Teatro di cui si parlava fu progettata da Francesco Messina e Ferruccio Montanari (entrambi di Udine) con la matita del newyorkese Milton Glaser e che i manifesti di quei cinque anni ‘storici’ di Carnevale furono disegnati da Gigi Pescolderung ed Enrico Camplani, i Tapiro, ambodue bresciani rimasti in laguna dopo aver concluso gli studi universitari.

I Tapiro disegnarono in quegli anni un’immagine del Carnevale veneziano che si reinventava una nuova tradizione all’interno di una storia che si era andata rarefacendo. In quei manifesti (che parlano di 'magia' e di 'follia', categorie metafisiche e intriganti, ma anche più prosaicamente di servizi e accoglienza,di balli e di divertimento, Camplani e Pescolderung, designers eclettici e curiosi interni alla città e attenti alla storia della grafica, sfoderarono una propria ‘pazza’ creatività e un proprio stupefacente ‘rigore’, costruendo set meravigliosi di fondalini dipinti, pupazzetti colorati, mattonelle variopinte, proiezioni e giochi di luce che ricreavano da una parte la ‘magia’ di un carnevale sognato, dall’altro quella di una grafica ‘possibile’, che non era solo la riduzione ad una propria sistematica autoreferenzialità ma anche la ricerca di una cifra stilistica rigorosa e sontuosa al tempo stesso.

In quegli anni i Tapiro andarono elaborando anche un proprio lessico grafico che si misurò sopratutto  con la Biennale di Paolo Portoghesi. Per restare ai temi del Carnevale, non va comunque dimenticato il generoso tentativo tentato da Camplani e Pescolderung di coinvolgere nelle progettazioni dei manifesti del Carnevale veneziano (nel 1984 e ’85) molti grafici amici (da Lorenzo Mattotti a Massimo Dolcini per citare solo i due che ci vengono immediatamente a mente), che, sotto la loroart direction, poterono offrire della festa uno spaccato e dei punti di vista differenti e variati. Come una cascata di coriandoli che sono tutti colorati in maniera diversa ma che tutti, alla fine, sono il Carnevale stesso. 

Inserito da ra.des | 31.01.08 | (0) | Grafica popolare | stampa |




 
apri

 

SocialDesignZine
periodico online
autorizzazione del Trib. di Milano
n. 366 del 11/06/08
anno VI


Aiap

associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva

Ultimi commenti


Cerca



Archivi


Notifica



 
Per Cancellarti clicca qui.


Libri consigliati

Andrea Rauch, Gianni Sinni, SocialDesignZine vol. UNO Andrea Rauch, Gianni Sinni, SocialDesignZine vol. DUE Il mondo come design e rappresentazione Ellen Lupton, Graphic Design The New Basics Steven Heller, Mirko Ilic, Design Anatomy Albe Steiner, Il mestiere di grafico Italic 2.0 Michael Bierut, Seventy nine short essays on design Progetto grafico Alba. Nuovi manifesti italiani Spaghetti grafica. Contemporary Italian Graphic Design Disegnare le città