Pippi Calzelunghe in Italia
Per i dieci anni del Premio Pippi il Comune di Casalecchio del Reno (Bo) ha indetto un concorso in collaborazione con Aiap per la realizzazione del manifesto celebrativo il cui bando, che scade il 20 febbraio, qui trovate. Cogliamo l'occasione per pubblicare l'intervista a Teresa Buongiorno che racconta dell'arrivo in Italia della scatenata bambina svedese.ASTRID LINDGREN NEL SECOLO DEI BAMBINI
Intervista a Teresa Buongiorno di Marcella Terrusi
Come hai conosciuto Pippi Calzelunghe?
Quando Pippi arrivò in Italia non mi occupavo di letteratura per l’infanzia, ma avevo dei figli piccoli. Il libro fu regalato a mia figlia per la Prima Comunione dall’autista di mio marito, che certo non immaginava di aver fatto una scelta rivoluzionaria. In quegli anni Pippi era di moda, imperversava in tv, ma i miei figli non erano troppo interessati, gli sembravano storie per bambini piccoli. Io ho scoperto Pippi più tardi: nel 1969 la Rai mi chiese di rinnovare i programmi tv per ragazzi e io volli Rodari accanto a me e Rodari mi presentò la Ziliotto, che si era trasferita a Roma da Firenze. Donatella aveva portato in Italia Pippi per inaugurare la mitica collana “Il Martin Pescatore”, che dirigeva per Vallecchi, e questo bastò a farmela guardare con più attenzione. E poi Donatella era una patita della Bibi di Karin Michaelis, come me, e questo costituiva una garanzia. In quegli anni, con Gianni Rodari e Bruno Munari si voleva fondare una nuova cultura dell’infanzia, che abolisse la paura. E Pippi ne faceva parte?
In realtà, Pippi è l’ultima eroina del passato. È più simile a Pinocchio di quanto non si creda: il romanzo di Collodi sembra un libro punitivo, che vuol dimostrare quanto assurdi e sbagliati siano i desideri dei bambini e come i bambini vadano addomesticati per renderli persone civili. Invece l’autore con quella storia faceva una dura critica ai sistemi educativi di allora, che contestava, come la Lindgren fa con Pippi, inneggiando alla sua libertà. Ma ognuno usa il linguaggio del proprio tempo. Pinocchio è cupo e Pippi Calzelunghe è solare. Con lei torna il mito dell’Emilio di Rousseau, il bambino è naturalmente buono, senza il peccato originale: è la civiltà che lo rende cattivo. Ma sia Collodi che la Lindgren sembrano voler dire che tra adulto e bambino non ci sia possibilità di comunicazione, che il bambino è a suo modo illogico, irrazionale, ha pulsioni incomprensibili.
Per questo piace ai bambini? Perché parla il loro linguaggio?
Ai bambini piacciono sia Pinocchio che Pippi. Apprezzano la loro libertà, l’invenzione fantastica, ma si sentono diversi. Oggi ai bambini piace andare a scuola, si disperano se fanno un assenza, perché la scuola non è più repressiva come ai tempi di Pinocchio e come ai tempi di Pippi, che è nata nel ’45, non dimentichiamolo. Il permissivismo viene dopo, tanto che in Svezia il libro venne accolto molto male, bandito dalle biblioteche pubbliche, e questo accadde anche negli Stati Uniti. La scuola a misura di bambino nasce soltanto con il Sessantotto, basta riprendere in mano Caro Maestro Capellone della Tumiati, dove il cambiamento è testimoniato: ci sono due fratellini, uno che subisce ancora la vecchia scuola repressiva e il più piccolo che trova una scuola nuova, festosa, positiva. Anche grazie alla Lindgren, a Collodi, alla Montessori, che hanno preparato il terreno. Un’inchiesta americana svelava che tutte le ragazze che hanno partecipato al Sessantotto avevano letto Pippi Calzelunghe.
Cosa hanno in comune la Lindgren e la Montessori?
Astrid Lindgren nasce nel 1907 e in quell’anno a Roma si apre la prima Casa dei Bambini di Maria Montessori. Curiosa coincidenza: ambedue si sono battute per la libertà dei bambini, il riconoscimento del loro diritto a vivere da bambini la propria infanzia. A lungo ho pensato che Pippi fosse un’erede diretta della Montessori, l’ultima montessoriana, perché concludeva il periodo della celebrazione dell’autonomia del bambino. La nuova pedagogia puntava invece sulla collaborazione, a partire da Janus Korczak, il medico polacco direttore dell’orfanotrofio di Varsavia, ucciso nel lager di Treblinka, che era convinto che con i bambini si potesse parlare, ci si potesse capire. Rileggendo i libri della Montessori, che Garzanti sta riportando in libreria, ho scoperto che tra lei e la Lindgren c’è una grande differenza, ognuna punta sull’autonomia in modo diverso: la Montessori vede un bambino desideroso di scoprire la realtà, di essere adulto alla propria maniera, di assumersi delle responsabilità. Non dà spazio alla fantasia perché è convinta che il bambino liberato non abbia bisogno di evadere fantasticando. Invece la Lindgren ha già capito che la fantasia è importante, che è un gioco, un modo per scoprire le regole, per esorcizzare la paura. Ambedue vogliono far sparire la paura dalla vita dei bambini. Ed è su questo tema che negli anni Settanta si aprì un gran dibattito, che ci coinvolse tutti…
Chi poteva difendere la paura?
La Ginzburg, ad esempio. Diceva che la paura è il sale della vita, che le vecchie fiabe andavano salvate proprio perché andava salvata la paura. Anche la Ziliotto, che pure importò Pippi, sosteneva la necessità della paura. Nel suo Tea Patata una bambina, educata secondo regole pedagogiche ultramoderne, cerca rifugio nelle fiabe della nonna. E poi arrivò Bruno Bettelheim, con Il mondo incantato, (Feltrinelli lo pubblicò nel 1975), e spiegò a tutti noi come le fiabe di paura fossero iniziatiche, come la paura non potesse esser soppressa perché fa parte della vita. Ai bambini piace aver paura, quando stanno al calduccio nella propria casa. Per questo adorano le fiabe dei Grimm, le preferiscono a Pippi, alla fine, perché hanno bisogno di storie in cui si possa intravedere il proprio futuro, non quelle in cui specchiarsi. Sono gli adulti che adorano Pinocchio e Pippi, perché rivedono in essi la loro infanzia. Oggi Pinocchio e Pippi incantano al più i bambini di scuola materna, ma alle elementari i ragazzi preferiscono Stilton, un topo adulto, direttore di un giornale, alle prese con problemi della vita degli adulti, quelli che arrivano in casa dal telegiornale. Gli adulti invece si rifugiano nel sogno di un’infanzia perduta, sono delusi dal presente, incapaci di accettarsi. Se ci fate caso, la maggior parte dei romanzi per adulti parlano di bambini. E poi ci lamentiamo delle paure dei giovani!
Torniamo sulla pedagogia collaborativa. Sul dopo Montessori. Quali sono i nomi da non perdere?
Janus Korczak, che ho già citato. Già negli anni Venti rivendicava i diritti dei bambini e lasciava che i bambini del suo orfanotrofio facessero un proprio giornale, da soli. Nel romanzo che scrisse per i ragazzi, Re Matteuccio I, immagina un mondo in cui i bambini avranno alla fine un proprio parlamento e un proprio quotidiano, che faranno con l’aiuto di un adulto, un giornalista. Korczak riteneva che i bambini non fossero esseri innocenti, ma che al pari degli adulti covassero la loro parte di male, l’ombra di cui parla Jung. È lo stesso discorso che fa la Rowling: il suo Harry Potter porta la ferita del male, è stato contaminato da Voldemort, ma il preside Albus Silente gli dice che questo non ha importanza, importanti sono le scelte che farà, ognuno è padrone del proprio destino, non schiavo della propria origine. La nuova scuola nata dal Sessantotto punta sulla collaborazione: negli anni Cinquanta, quando mi occupavo di Servizio Sociale, fu Adriano Ossicini, un grande psichiatra che si occupava di adolescenti, a insistere su questo. Non è un caso che oggi i maestri non siedano più in cattedra ma talvolta si facciano aiutare dai bambini a districarsi con il computer. Grazie al computer per la prima volta nella storia i bambini sanno fare qualcosa meglio degli adulti. Mi riesce difficile immaginare uno spazio per Pippi, in questo contesto.
Ci sono altri libri della Lindgren da non perdere?
Innanzitutto I fratelli Cuordileone, la storia di due fratelli alle prese con la morte e con il suicidio. Il tema è affrontato con mano leggera: nella prima parte il fratello maggiore muore per salvare da un incendio il minore, disabile. Nella seconda parte i due si ritrovano, ambedue sani, in un Oltretomba fantasy, ed è il maggiore che viene ferito mortalmente da un drago, e il minore lo prende in braccio e con lui si butta in un dirupo per iniziare una nuova vita in un nuovo Altrove. I bambini hanno bisogno di trovare risposte al problema della morte e gli adulti non sanno cosa dire. Ci sono anche titoli più lievi, come Karlsson sul tetto, la storia di un compagno immaginario, inventato da un bambino troppo solo. Karlsson é un ometto bizzarro con un’elica sulla schiena, che gli permette di svolazzare da un tetto all’altro. Vien da pensare che la Lindgren abbia ancora il ricordo dei vecchi fumetti di Crockett Johnson, quelli di Barnaby e il fato padrino, un altro compagno immaginario nei panni di un ometto panciuto, con le ali invece che con l’elica, che solo il piccolo Barnaby vede. Tra gli altri titoli della Lindgren non si può dimenticare Rasmus e il vagabondo, che le meritò l’Andersen internazionale. O Ronja, che presenta il confronto tra due diverse famiglie. O Emil, che riflette la sua infanzia contadina. E poi Vacanze nell’isola dei gabbiani, così normale, con una famiglia senza la mamma, un bellissimo rapporto tra padre e figli, tra fratelli, gli amici, i vicini. Nel piccolo ambiente dell’isola: una classica vacanza dei paesi nordici.
(tratto da Aa. Vv., Astrid, Giannino Stoppani edizioni, Bologna, 2007, pp. 18-21)
A cura di Cooperativa Culturale Giannino Stoppani, Bologna, info@gianninostoppani.it
Inserito da gianni sinni | 06.02.08 |
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Concorsi |
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commenti:
ma normalmente non stigmatizzate i concorsi come bieco metodo per procurarsi grafica gratis?
senza polemica, in cosa è diverso questo concorso?
senza polemica, in cosa è diverso questo concorso?
ale [fatbombers] il 06 feb 08 alle 15:01
Nei primi anni settanta Takahata Isao, il regista di Heidi e di Anna dai Capelli Rossi (Anne of Green Gables) e Hayao Miyazaki avrebbero voluto realizzare una serie animata di Pippi Calzelunghe. Realizzarono diversi storyboard e si incontrarono anche con la Lindgren, che purtroppo non concesse i diritti del suo personaggio. Takahata realizzò poi un paio di mediometraggi (Panda Kopanda / Amefuri Circus) aventi per protagonista Mimiko, una ragazzina decisamente rassomigliante Pippi.
Visto il vero e proprio culto che almeno un paio di generazioni hanno tributato alle suddette eroine della Spyri e della Montgomery, è probabile che la decisione della Lindgren abbia nuociuto a Pippi, in termini di popolarità, ben più del suo rapporto col magico e con la paura...
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Visto il vero e proprio culto che almeno un paio di generazioni hanno tributato alle suddette eroine della Spyri e della Montgomery, è probabile che la decisione della Lindgren abbia nuociuto a Pippi, in termini di popolarità, ben più del suo rapporto col magico e con la paura...
Carlo S. il 06 feb 08 alle 19:29
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niki il 06 feb 08 alle 11:34