Tra stregoneria e tipografia
Napoli, 1750Raimondo di Sangro (Torremaggiore, 30 gennaio 1710 - Napoli, 22 marzo 1771) fu l'ottavo principe di Sansevero e un originale studioso, editore e inventore che, nella voce popolare, fu ritenuto praticare le arti dell'alchimia e della stregoneria .
Raimondo di Sangro fu scrittore ed editore e dalla sua tipografia (impiantata nei sotterranei del Palazzo di Napoli, in piazza S. Domenico Maggiore) uscirono libri che, per il chiaro influsso massonico, furono spesso censurati dalle autorità ecclesiastiche. Per questo motivo una parte della produzione della tipografia del principe fu pubblicata anonimamente. Fra i più importanti titoli pubblicati un testo noto come Lettera apologetica, ma il cui titolo completo è Lettera Apologetica dell'Esercitato accademico della Crusca contenente la difesa del libro intitolato Lettere di una Peruana per rispetto alla supposizione de' Quipu scritta dalla Duchessa di S*** e dalla medesima fatta pubblicare, datato 1750, in cui trattò del criterio di traduzione dei "quipu", ovvero le cordicelle colorate annodate a differenti altezze che erano usate dalle popolazioni dell'America Latina per scambiarsi messaggi segreti (nell'immagine la riproduzione di una pagina).
Inventore di misteriori procedimenti (il "fuoco perpetuo") e di "macchine anatomiche", il Principe applicò la sua inventiva anche alla tipografia e avrebbe inventato un sistema per stampare "a più colori" con una sola "passata di torchio" che avrebbe impiegato nella sua tipografia sotterranea. Un esempio di applicazione di questo procedimento di stampa fu proprio il volume sui Quipu. Tuttavia le pagine illustrate interne risultano in realtà acquerellate e solo il frontespizio sembra essere stato realizzato con la tecnica di cui il Principe menò gran vanto. Tale tecnica non era altro che l'utilizzo di bastoncini inchiostrati con differenti colori e disposti con cura sulle righe ben distanziate della composizione. Un sistema talmente laborioso e impegnativo da vanificarne il valore.
Anche un metodo per la realizzazione dell'epigrafia al negativo risulta all'attivo del nobile napoletano: anziché scolpire le scritte, queste sarebbero state ricoperte con una pasta a base di paraffina che le avrebbe protette dal bagno d'acido cui l'intera lapide veniva sottoposta, ottenendo così scritte in rilievo, come è evidenziato, peraltro, dalla stessa lapide del suo monumento funebre.
La tipografia sotterranea del Principe ebbe però vita breve. Accusato dai gesuiti di essere un miscredente e divulgatore di opere massoniche di Sangro fu costretto ad una pubblica confessione e al ritiro a vita privata. L'attrezzatura tipografica fu quindi acquistata dal re Carlo di Borbone per la propria Stamperia Reale. Nel Saggio storico-critico sulla tipografia nel Regno di Napoli, scritto L. Giustiniani nel 1793, si ricorderanno i volumi stampati dal 1752 dalla tipografia di corte "coi primi caratteri che Raimondo di Sangro fece formare al Kommareck".
Bibliografia
Rosanna Cioffi, Raimondo di Sangro grafico. Esoterismo e innovazione, in Grafica, n. 5, 1988, pp 34-53.
Indirizzo: Piazza San Domenico Maggiore 9, Napoli
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